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martedì 19 luglio 2011

Lo scambiano per “falso invalido” e gli tolgono l’assegno di accompagnamento.

Lo scambiano per “falso invalido” e gli tolgono l’assegno di accompagnamento.

CONEGLIANO (Treviso) – Renzo Reffo (in foto), 63enne gravemente malato di Parkinson, non riesce a vivere senza assistenza, ma l’hanno scambiato per un falso invalido solo perché si è presentato alla visita della commissione Inps dopo aver preso dei farmaci che gli consentono di camminare per alcune ore al giorno.

Da allora Renzo Reffo, pensionato di Conegliano con un passato lavorativo nel mondo assicurativo malato di Parkinson, non percepisce più la pensione accompagnatoria: un sussidio indispensabile per una persona incapace di deambulare per gran parte della giornata che necessita di cure costanti a casa, con qualcuno che lo segua quotidianamente.

Non solo, l’uomo è anche stato tenuto sotto controllo dalla polizia, dopo che era partito un esposto in Procura che appunto lo segnalava come sospettato di truffa ai danni dello Stato per aver finto il suo stato di invalidità.

Secondo quanto racconta lo stesso Reffo, però, che nella sua personale battaglia contro il sistema pensionistico è sostenuto anche dal Tribunale dei Diritti del Malato di Conegliano, tutto è nato per un equivoco nel momento in cui si è presentato alla visita all’Inps per il riconoscimento dell’invalidità. Doveva essere una formalità, avendo già avuto il riconoscimento in visite precedenti dell’invalidità del 100%.

Invece quella visita, effettuata a novembre dello scorso anno, gli ha stravolto la vita: con il declassamento dell’invalidità al 75% a Renzo Reffo è stato tolto il sussidio mensile di accompagnamento di 480 euro che percepiva.

«Eppure – spiega Reffo – con la forma di parkinsonismo di cui soffro dovrei aver riconosciuto almeno il 91% di invalidità. Per me ora è impossibile andare avanti. Ho bisogno di una persona che mi assista costantemente». In effetti l’uomo, pur avendo qualche ora al giorno in cui riesce a camminare grazie all’assunzione di medicinali, di norma è immobilizzato sulla sedia a rotelle e vivendo solo ha bisogno di assistenza. «Quando dovevo andare alla visita di novembre – spiega – a differenza delle visite precedenti mi era stato detto di prendere le medicine. Mi sono presentato sulle mie gambe, dato che appena preso le medicine riesco a camminare per qualche ora. Mi hanno fatto fare qualche movimento ed in pochi minuti mi hanno declassato la percentuale di invalidità dal 100% al 75%. Con il risultato immediato dello stop all’assegno di accompagnamento».

«Dato che mi sono presentato sulle mie gambe hanno creduto di trovarsi di fronte ad un falso invalido – racconta Reffo – Tanto che poi il caso è stato segnalato dall’Inps alla Procura della Repubblica. Mi hanno fatto seguire dalla polizia, ma alla fine non hanno proceduto nei miei confronti. Un motivo ci sarà… Ora chiedo solo che mi venga ridato quello che mi spetta di diritto. Io cammino solo per qualche ora al giorno quando prendo le pastiglie, poi resto praticamente immobile».

Per riavere i soldi dell’accompagnatoria Reffo ora deve passare per un ricorso legale e ci vorranno non meno di altri sei mesi. Intanto lui è comunque da novembre che non può più permettersi qualcuno che l’assista in casa.

«Chiediamo che venga immediatamente ripristinato l’assegno di accompagnamento – afferma Giovanni Selenu, consigliere del Tribunale dei Diritti del Malato di Conegliano – Avendo la pensione già ridotta al minimo, questa è l’unica risorsa che gli consente di sostenere la spesa di assistenza a casa. Il rischio per questa persona di una fine improvvisa è costantemente presente».


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