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mercoledì 4 novembre 2015

Lo Sviluppo è anche investire nelle politiche sociali

Lo Sviluppo è anche investire nelle politiche sociali

«Dobbiamo riscattare la parola “sociale” da una logica emergenziale che ci condanna e ci schiaccia su noi stessi. Non avere una visione che faccia crescere le politiche sociali significa mettere un freno allo sviluppo, mentre sappiamo bene che nei Paesi dove c’è più welfare, c’è più crescita e più sviluppo».

Lo si è detto a Roma, durante l’incontro nazionale “Il futuro è sociale. Diamo forza al welfare”, promosso dal Forum Nazionale del Terzo Settore e collocatosi all’interno della discussione sulla Legge di Stabilità per il 2016.

si è svolto a Roma l’incontro nazionale "Il futuro è sociale. Diamo forza al welfare" promosso dal Forum Nazionale del Terzo Settore, che ha dato vita a un ampio dibattito sui temi del welfare e delle politiche sociali, collocandosi «all’interno della discussione sulla Legge di Stabilità su cui, in questi giorni, si giocano i destini di molte persone», come ha dichiarato in apertura dei lavori il portavoce del Forum Pietro Barbieri, che ha poi aggiunto: «Ci sono luci e ombre in questa Legge di Stabilità: se da un lato, infatti, essa contiene misure innovative, come quella del contrasto alla povertà che diventa strutturale, dall’altro, come per il Fondo Sanitario Nazionale, i Patronati o le promesse non ancora mantenute sul Servizio Civile, rimaniamo perplessi perché vediamo il rischio di rendere sempre più complessa la tenuta della coesione sociale».

«Sul welfare stiamo vivendo una fase di forte arretramento – ha dichiarato dal canto suo Cristiano Gori, docente di Politica Sociale all’Università Cattolica di Milano – che tocca prima di tutto le utenze (pensiamo alla situazione degli asili o alla riduzione dei servizi per anziani), ma anche la spesa e quindi necessariamente una diminuzione della qualità dei servizi; e si tratta di fenomeni comuni al Nord come al Sud. Il rischio che viviamo oggi è quello di fare passi indietro. Qual è invece la sfida del welfare di domani? Oggi attraversiamo una fase storica importante che ci offre grandi opportunità e spazi perché riconosce che ci vuole maggiore intervento dello Stato. Questo si tradurrà in una maggiore attenzione al welfare sociale? L’obiettivo sarebbe raggiunto se si riuscisse a far diventare il welfare sociale (cioè il welfare locale dei servizi) un tema centrale. Se si decidesse cioè di investire non in micromisure, ma in progettualità, non in “misure tappo”, ma strutturali. Mai come in questo momento ha quindi senso agire sul welfare nazionale, per promuovere il welfare locale».

Hanno partecipato all’incontro anche Vito De Filippo e Luigi Bobba, sottosegretari di Stato rispettivamente alla Salute e al Lavoro e alle Politiche Sociali, che hanno sottolineato entrambi la necessità di prevedere un futuro in cui Stato, Mercato e Terzo Settore dovranno lavorare insieme da protagonisti.

Urgenza ribadita anche per quanto riguarda il mondo sindacale, dalle parti sociali presenti – che hanno ricordato il lavoro svolto dall’Alleanza Italiana contro la Povertà per la proposta di introduzione del REIS (Reddito di Inclusione Sociale) – nonché dal portavoce del Forum: «È importante – ha sottolineato infatti Barbieri – avviare una stretta collaborazione per la costruzione di un percorso comune, giacché è evidente che le risorse che il nostro Paese investe sul welfare sono scarse e che sino ad oggi – considerando anche politiche sbagliate – non si è ancora costruito un sistema strutturale di welfare. Dobbiamo darci un orizzonte comune: se lo 0,9% del PIL [Prodotto Interno Lordo, N.d.R.] venisse stanziato sul welfare questo ci consentirebbe di parlare seriamente di infrastrutturazione sociale. Non dimentichiamo che l’Italia paga uno spread alto rispetto agli altri Paesi europei e che comunque siamo agli ultimi posti nella classifica europea in tema di welfare».

«Il nostro Appello "Il futuro è sociale. Diamo forza al welfare" – ha concluso Stefano Tassinari, coordinatore della Consulta Welfare presso il Forum Nazionale del Terzo Settore – è rivolto alla politica, ma anche a tutti noi e a tutte le forze sociali. È un appello a una mobilitazione positiva che vuole invitare a prendere in mano e rilanciare un investimento che sia prima ancora politico più che economico. Contesti sociali frammentati ci richiedono risposte che non possono essere frammentate. Allora bisogna costruire un disegno di welfare e partecipare ai processi di progettazione perché si arrivi a un welfare inclusivo. Nel fare questo dobbiamo riscattare la parola “sociale” da una logica emergenziale che ci condanna e ci schiaccia su noi stessi. Non avere una visione che faccia crescere le politiche sociali significa mettere un freno allo sviluppo, mentre sappiamo bene che nei Paesi dove c’è più welfare, c’è più crescita e più sviluppo».

(Articolo ripreso da SUPERANDO.IT)
 


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