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giovedì 14 maggio 2015

La Tangoterapia per il Parkinson: un’opportunità per curarsi in modo piacevole

La Tangoterapia per il Parkinson: un’opportunità per curarsi in modo piacevole

In questi ultimi anni il ricorso a forme di riabilitazione “complementare” che non sostituiscono bensì integrano le forme ”classiche” di riabilitazione, sono andati moltiplicandosi esponenzialmente e tutti gli studi sembrano concordi nel sottolineare che il Tango è una tra le più efficaci di tali forme, in particolare per quanto attiene alla Malattia di Parkinson.

(di Lucilla Bossi)

Il marcato beneficio che si ottiene praticando il Tango si chiarisce meglio se si tengono in considerazione alcune peculiarità di questo ballo. Infatti è proprio la precisione richiesta per l’esecuzione di movimenti complessi che obbliga a migliorare e raffinare la consapevolezza delle proprie capacità.

In altre parole, affinché l’intenzione di compiere un dato movimento si traduca in quel movimento effettivamente e correttamente eseguito, è necessaria una perfetta comunicazione della mente con il corpo che si fa sempre più stretta mano a mano che – lezione dopo lezione – si acquista familiarità con l’esecuzione di movimenti vieppiù complessi.

Ballare il Tango richiede, quindi, una grande concentrazione mentale. Uno sforzo che, tuttavia, non mancherà di dare i suoi frutti: un netto miglioramento della postura, dell’equilibrio, del cammino e, spesso, anche delle attività quotidiane. Ma gli effetti benefici del Tango si estendono ben al di là della sfera motoria: includendo il quel benessere complessivo della persona che sembra derivare dal sommarsi di vari fattori.

Dice Marilena Patuzzo, coordinatrice infermieristica della riabilitazione specialistica neurologica e della neurologia all’Ospedale San Giuseppe di Milano, ideatrice del metodo RiabiliTango MR: «Se utilizzato come terapia o coadiuvante di essa, il Tango rappresenta un’opportunità per curarsi in modo piacevole, che fa sentire fin dall’inizio “meno malati”, grazie all’associazione mentale tra il ballo e situazioni di benessere, di allegria e di festa. La possibilità di interpretare liberamente, secondo il proprio stile e personalità e a seconda delle situazioni (stato emotivo, partner, musica, contesto…) farà sì che ogni Tango sarà “unico”, ballato al ritmo inimitabile del cuore e dell’anima».

Allo stato attuale degli studi, risulta provato al di là di ogni dubbio che l’alchimia che si crea quando il calore dell’abbraccio si fonde con l’empatia e la tenerezza e ci si sente accolti, accettati e protetti – mentre tutto il nostro essere si lascia trasportare e penetrare dalla musica – ha un riscontro preciso nei dati che emergono dai prelievi ematici: aumento della dopamina e dell’ossitocina (ormone del benessere) mentre si abbassa il livello del cortisolo (l’ormone dello stress).

Per quanto riguarda l’aspetto psicologico, il Tango argentino agisce innanzitutto conformemente al ruolo maschile o femminile dei danzatori. Ultimo baluardo di una virilità e di una femminilità di un tempo che fu e delle quali uomini e donne ammettono di avvertire ancora qualche suggestione, il Tango restituisce i due ballerini alla loro realtà archetipica di coppia eterosessuale.

La parte maschile (più attiva), ritrova sicurezza e determinazione, con uno stile di comando chiaro e continuo, ma al contempo rassicurante e protettivo.
Per la donna (più ricettiva), migliora la sensibilità, la capacità di rispettare i tempi del compagno in paziente attesa, la predisposizione all’ascolto dell’Altro. Non è però il suo un passivo lasciarsi condurre, ma fa sentire comunque la propria presenza e la propria partecipazione con il contributo del suo personale stile interpretativo.

«Qualunque cosa accada – conclude Marilena Patuzzo – il Tango è lì, con la sua musica a un tempo struggente e travolgente ad indicarci la via. Affinché noi, uomini e donne del XXI secolo, malati di stress, di ansia e feriti da una caduta di senso che investe tutti gli aspetti del nostro vivere, possiamo, nei brevi istanti di una canzone, rivivere un momento autenticamente terapeutico di oblio, di pace, di amore e di bellezza».
 

PER CHI è INDICATA LA TANGO TERAPIA
 

  • Per persone affette da problemi dell’equilibrio e del controllo della postura di origine ortopedica e di natura neurologica, come Sclerosi Multipla e Malattia di Parkinson (è soprattutto su quest’ultima patologia che si sono concentrati i maggiori studi scientifici con risultati sorprendenti).
  • È indicato come riabilitazione allo sforzo in pazienti con patologie respiratore e cardiocircolatorie.
  • Indicato per persone insicure, con scarsa fiducia nelle proprie capacità/potenzialità.
  • Per soggetti con difficoltà a rapportarsi/accettare il proprio corpo
  • Stati d’ansia, di stress e di depressione (non grave).
  • In presenza di fobie sociali (es. esibirsi o parlare in pubblico, temere esageratamente il giudizio degli altri…)
  • Per coppie che vogliono rinvigorire il proprio rapporto, riequilibrando i propri ruoli e condividendo un interesse comune.
     


IL TANGO ARGENTINO

Il Tango argentino nasce, come espressione musicale e ballo, nei sobborghi di Buenos Aires sul finire dell’800. Danza popolare di immediato successo, si diffonde rapidamente tra gli immigrati che arrivano numerosi dall’Europa portando dai loro paesi d’origine melodie e stili musicali che non tarderanno a fondersi con le tradizioni musicali locali dei discendenti degli schiavi di colore e dei nativi creoli.

Da questo mix di usanze, credenze e tradizioni nascerà un’identità culturale precisa che oggi si riconosce nella musica e nel ballo noti in tutto il mondo come” Tango argentino.”

Danza tipica di Buenos Aires, dunque, che, tuttavia, deve molto alle origini italiane di tanti immigrati come si evince dai numerosi cognomi di chiara origine italiana che ricorrono fra gli autori dei tanghi più famosi: Canaro, Calo’, Di Sarli, D’Arienzo, Pugliese, Piazzolla…)

Per le sue caratteristiche uniche sia sotto il profilo artistico e culturale che storico ed etnico, nel 2009 il Tango Argentino è stato dichiarato dall’UNESCO “Patrimonio immateriale dell’umanità”.

Il Tango si basa innanzitutto su una netta divisione dei ruoli maschile e femminile. Nel Tango non ci sono sottigliezze di genere: la donna è e “fa” la donna affidandosi al suo compagno e lasciandosi condurre, mentre la metà maschile della coppia assume un ruolo decisamente attivo e, si potrebbe quasi dire, “di comando”. Nel libero accostamento dei diversi momenti della danza ciascun membro della coppia può dare libero corso alla propria creatività ma senza venire mai meno a quella rigorosa divisione di ruoli di cui si è appena detto.

Tuttavia, mentre in tutti i balli di coppia i passi vengono ripetuti meccanicamente secondo stilemi codificati (possiamo pensare ai tre passi del valzer, uno lungo e due corti: un—due tre, un—due tre) nel Tango, benché i passi vadano eseguiti secondo regole rigorose, le sequenze di movimenti che ne derivano sono il frutto di una libera scelta operata dal ballerino (l’uomo che conduce e guida) mentre la ballerina si fa condurre mantenendo un atteggiamento di estrema ricettività.

In questa prospettiva si può considerare come la pratica del Tango migliori la comunicazione non verbale in quanto le indicazioni indispensabili affinché i due membri della coppia si muovano in modo armonioso vengono trasmesse dall’uomo alla donna senza che tra di loro venga scambiata una sola parola: con impercettibili movimenti del busto e delle spalle, con spostamenti del peso del corpo da un piede all’altro, con cambiamenti improvvisi della direzione in cui si sta andando, ecc.


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