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venerdì 12 gennaio 2018

L’uomo che visse tre volte: vivere accanto alla Malattia di Parkinson

L’uomo che visse tre volte: vivere accanto alla Malattia di Parkinson

L’uomo che visse tre volte: vivere accanto alla Malattia di Parkinson
Il motivo per il cui ho preso in prestito e modificato il titolo di un famoso film di Alfred Hitchcock vorrei svelarvelo alla fine di questo breve racconto. La malattia di Parkinson è una patologia neurodegenerativa lenta e progressiva dovuta alla morte delle cellule del cervello che sintetizzano e rilasciano una sostanza denominata dopamina. I sintomi più evidenti sono legati al movimento (tremori, rigidità, lentezza), mentre in seguito possono verificarsi problemi di demenza nelle fasi più avanzate. Le cause sono ad oggi ancora sconosciute, ma molti sono i fattori di rischio indagati come gli idrocarburi e i solventi. In Italia si calcola che circa 300.000 persone soffrano di questa malattia, numero destinato ad aumentare nei prossimi anni, oltreché a verificarsi con un’età di esordio sempre più bassa. Questo è ciò che potreste leggere se ricercaste informazioni in merito al Parkinson. Cosa invece potrebbe dirvi il figlio di Vittorio, parkinsoniano di lungo corso? Vivere il Parkinson è un’esperienza totalizzante, che non ha mezze misure e non ammette distrazioni alcuna. Nel lontano 1994, appena diciannovenne, sentii per caso parlare mio padre di quel dolore insistente e fastidioso alla spalla sinistra, che non aveva apparente rimedio. Fu il neurologo finalmente ad illuminarci la strada e con mio padre e mia madre quella sera restammo tutti muti e smarriti. Su quella strada che nessuno di noi aveva scelto, fummo costretti tutti insieme ad incamminarci, non sapendo cosa ci avrebbe atteso. Mio padre era sempre stato persona molto attiva, gran lavoratore, con quel carattere a volte duro e spigoloso, a volte sorprendentemente bambino e giocoso. Così passarono i primi anni, i tremori incessanti alla mano, le cadute improvvise, i ragionamenti su come fregare più tempo possibile del giorno alla bestia implacabile, i farmaci, i medici, gli ospedali e una domanda incessante: perché a noi, che senso ha tutto questo. Proseguimmo lungo quella strada e tutto ci apparve sempre più difficile, sempre più complicato e doloroso. Eppure avvertivo uno strano senso di solidità intorno a me, quel pensiero che ti fa dire: qui non si molla, non possiamo. La malattia di Parkinson è davvero stravagante: regala una giornata serena e la notte stessa ti fa ripiombare nell’incubo… diciamo capricciosa! Dopo molti anni su quello che ormai era diventato un sentiero stretto e impervio, mio padre mi disse: io sono un combattente lo sai, non mi arrenderò mai alla malattia. Era il suo modo, l’unico possibile, di affrontare il dolore, le privazioni le difficoltà quotidiane: a volte la resa e l’accettazione invece ci mettono in condizioni di affrontare meglio tutto quello che non possiamo, per condizione umana, cambiare.
Mio padre se ne è andato il 29.12.2017 e con lui anche il Parkinson. Come suo figlio credo di aver vissuto già due vite: la prima fino ai 19 anni, la seconda in compagnia del Parkinson fino ai 42 e dal 29.12 mi accingo a vivere la mia terza vita senza la malattia e senza mio padre, perché sì sono state per me tre vite differenti. Se esiste un senso per tutta questa storia, allora credo di averlo trovato nell’affetto e nell’unione della famiglia di fronte ai drammi, nel non mollare e continuare a combattere, nell’accettare quando non puoi evitare. Spero che questo sia utile a coloro che ora stanno camminando su per quel sentiero.

Stefano Mori


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