COVID
CONTRO
PARKINSON

Il protagonismo del Coronavirus, mediatico e non solo, sta facendo molto male al mondo delle persone con Parkinson, a chi si occupa di loro, ai professionisti che operano in questo settore. Questo perché una patologia così complessa come il Parkinson ha soprattutto bisogno di una “risposta sociale”; e la pandemia interrompe proprio questa catena di risposte: isola le persone colpite, abbandona a sé stessi i caregiver, chiude ambulatori, palestre e istituti di riabilitazione. Separata dagli altri una persona con Parkinson soffre di più, ai sintomi motori di una patologia che non fa sconti si sommano disagi psicologici che fanno da amplificatori ai sintomi stessi. Per questo, oggi più che mai, va sostenuta l’azione sul territorio delle Associazioni. Vanno aiutate le alternative che basano sul web una nuova socialità. E le organizzazioni stesse vanno incoraggiate a percorrere una strada di risposte unitarie, piuttosto che di particolarismi e localismi. Questo ci ha ricordato la mostra “NonChiamatemiMorbo – storie di resistenza al Parkinson ” che ha debuttato a Milano e prosegue a Genova e poi a Trento, prima che i vari divieti la fermino. Ma le voci di Lella Costa e di Claudio Bisio, le immagini di Giovanni Diffidenti, hanno già fatto breccia nel cuore di chi è riuscito a vederla. Il mondo del Parkinson ha bisogno di tornare presto alla vita sociale e si impegnerà, come sempre su un piano assolutamente scientifico, perché questo avvenga. Parkinson contro Covid è il nostro nuovo impegno. Sconfiggeremo il virus, insieme. Le persone malate di Parkinson hanno ancora molto da dare alla vita. E la vita a loro.