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sabato 9 luglio 2011

“Racconto la mia storia e spiego che non bisogna arrendersi e permettere l’annullamento psicologico”

“Racconto la mia storia e spiego che non bisogna arrendersi e permettere l’annullamento psicologico”

Andrea Abrescia (foto) ho scoperto di avere la malattia di Parkinson a 26 anni “Persi il lavoro ed entrai in una profonda depressione che mi portò all’isolamento, perché non volevo essere un peso. Ma poi ho trovato la forza di reagire, di lottare contro questo male che ti porta via anche l’anima, e di raccontare la mia esperienza a tutti coloro i quali scoprono di esserne affetti, spiegando che ci può essere una vita anche in presenza del signor P“.

Andrea Abrescia oggi ha 30 anni, ed è il più giovane pugliese affetto da Parkinson, che nel 90% dei casi colpisce attorno ai 60 anni, anche se ultimamente si è notato che l’età dell’insorgenza si sta abbassando, al punto che si parla di “Parkinson giovanile”.

La storia di Andrea non è solo una storia di dolore ma anche e soprattutto di lotta e tanta voglia di vivere. Dal 2009 è vicepresidente dell’Associazione Parkinson Puglia ONLUS, nata dalla volontà di Damiano Minenna, attuale presidente, e di Filippo Tamma, primario di Neurologia dell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari.

Mi occupo soprattutto di relazioni con il pubblico – spiega Andrea – ho ottenuto una stanza nella clinica neurologica del Policlinico, dove ogni giovedì incontro persone di tutte le età e di tutta la regione che scoprono di essere affetti da Parkinson. Racconto la mia storia e spiego che non bisogna arrendersi e permettere l’annullamento psicologico, ma trovare la forza di reagire e di andare avanti così come ha fatto l’attore americano Michael J. Fox, anche lui malato di Parkinson. Ho dei valori. La vita è una e non bisogna mai mollare“.

Ma per lui, allora 26enne, non è stato facile. “In quel periodo lavoravo per un’agenzia di viaggi nel centro di Bari – spiega – e fu mio cugino a notare uno strano tremore. Lo reputavo un fatto legato all’ansia, ma così non era. Fui ricoverato dal 26 al 30 dicembre per accertamenti, i cui esiti furono drammatici: ’Hai il Parkinson’, mi dissero“. Da lì una serie di fatti che lo portarono ad uno stato depressivo.

Ne parlai con i miei datori di lavoro. Avevo un contratto a 5 mesi pronto per essere rinnovato di altri 3. Ma quando si trattò di firmare, fu strappato. Mi dissero: ‘Ora ti devi curare’”. Tra gennaio e febbraio 2007 Andrea entrò in uno stato confusionale, “In quanto la batosta della malattia mi aveva portato a non voler parlare con nessuno del mio problema. Il signor P, porta il malato all’isolamento. Ricordo che mi sentivo un peso per gli altri e decisi di non uscire più“.

Poi però la svolta: “Mi chiesi ’perché tutto a me?’ e riuscii a darmi una risposta: ‘Proprio chi soffre di più è abituato a sopportare e riesce a gestire meglio i problemi’. Così ho reagito, e ho scoperto che grandi uomini della Storia, come il presidente americano Harry Truman o il pugile Mohammad Alì, erano stati colpiti dal Parkinson. Ho letto il libro dell’attore Michael J. Fox, e ho sentito l’energia per reagire. Per me Fox è un simbolo, ha scoperto di essere malato a 30 anni e per 20 è caduto in una profonda depressione e nell’alcolismo, ma poi ha deciso di riprendersi la vita. Oggi finanzia la ricerca contro il Parkinson a Gerusalemme“.

Così, nel marzo 2009 conosce il presidente dell’Associazione Parkinson Puglia ONLUS, Minenna, e il neurologo del Miulli, dottor Tamma. “Da quando mi occupo delle relazioni con il pubblico – continua Andrea – ho l’opportunità di parlare con le persone che soffrono di questo male e aiutarli a riprendere in mano la loro vita. Voglio cercare di sensibilizzarle, far capire che nel momento più difficile c’è sempre la luce“.

E le istituzioni? “Abbiamo avuto contatti col comune di Bari, che ci ha offerto una sala della Polizia Municipale per gli incontri dell’Associazione, e con la Provincia, che sta contribuendo all’acquisto di un bus destinato all’accompagnamento degli affetti da Parkinson che hanno problemi nel camminare. Ora però vorrei incontrare il presidente Nichi Vendola e l’assessore alla Sanità Tommaso Fiore, vorrei poter organizzare qualcosa per informare meglio. Perché io farei qualsiasi cosa perché si venisse a conoscenza di una malattia che ha tanti risvolti” conclude Andrea.

Tratto da un articolo di Ivan Cimmarusti per il Corriere del Mezzogiorno.


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