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lunedì 13 febbraio 2012

“Non sono poesie”. Presentata la prima 
raccolta poetica di Gigliola Franco, 87enne regista teatrale

“Non sono poesie”. Presentata la prima 
raccolta poetica di Gigliola Franco, 87enne regista teatrale

Gigliola Franco, da dieci anni malata di Parkinson, dalla poltrona di casa sua, era in collegamento iPad con il Circolo dei Lettori di Torino, mentre il figlio Corrado e il giornalista de La Stampa Luciano Borghesan presentavano il suo libro.



Gigliola Franco è stata regista teatrale, insegnante di lettere e giornalista. Ha 87 anni, si muove a fatica e non riesce più a parlare per colpa del Parkinson. Attori ed ex allievi, da Graziano Melano a Renato Liprandi, l’hanno omaggiata Il 3 febbraio scorso, recitando dal palco di via Bogino le sue sorprendenti non-poesie. “Non sono poesie” è un libro di sdegni, invettive, di pugni allo stomaco.



Se voi volete sapere chi sono
io vi dico
sono un cuore che batte
che batte
che batte.

Così Gigliola Franco parla di sé in “Non sono poesie”, la sua prima raccolta poetica, Corrado Franco Editore. L’ha scritto tra i 70 e gli 85 anni, con accostamenti letterari che vanno da Gaber a Alda Merini, da Pasolini a Bukowski. Se la prende con i politici: 

Indecenti sono i tempi della giustizia
voi lo dite da anni
da decenni
da secoli
E intanto giocate
giocate a Monopoli. 

Lei è contro le ingiustizie, la guerra, la caccia, le auto blu. Il libro è una fotografia l’esistenza.
Parla del tempo, che passa troppo veloce e non possiamo permetterci di sprecarlo

Natale: tra un po’ è estate
Estate: tra un po’ è Natale. 

Della giovinezza che è così preziosa e irripetibile: 

E allora questo vi dico
ragazzi del Leonka
godete godete
la vostra bella estate
e fatela durare più che potete.



Il figlio, Corrado Franco, regista e produttore cinematografico, ha aperto la “Corrado Franco Editore” con l’unico scopo di pubblicare la raccolta della mamma (www.nonsonopoesie.it). E il libro vende benissimo, con apprezzamenti di Erri de Luca e Luciana Littizzetto: «Sono bellissime. Me le sono bevute tutte».



Nata a Roma e trasferita ad Alba per seguire il lavoro del padre medico, Gigliola negli anni del liceo fa innamorare Beppe Fenoglio. «Probabilmente è stata la forte differenza sociale a portarli ad un passo dall’innamoramento, senza farli incontrare mai», dice Corrado. Gigliola è anche depositaria di due segreti di Fenoglio, che potrebbero cambiare tutta la visione letteraria dello scrittore. Ma li custodisce gelosamente, e non vuole che siano divulgati finché sarà in vita.



La vecchiaia punge e si mescola inesorabile tra le pagine dei suoi versi. «Di colpo mi ritrovo ad essere vecchia e non capisco come cazzo è potuto succedere in così poco tempo», scrive Gigliola. È faticosa la vecchiaia se accompagnata dalla malattia, ma Gigliola Franco non ha rimpianti quando pensa alla sua giovinezza.


Amava il teatro in maniera totalizzante. Nel suo libro lo racconta così: 

Il teatro è stato tutto per me
la maternità
la paternità
gli amori
la conoscenza dell’uomo
la conoscenza della gente
i sentimenti buoni
e quelli cattivi
la generosità
la sincerità
il pianto e il riso
tutto. 

Ma attenzione a non far diventare il lavoro il centro assoluto della vita: 

Che senso ha lavorare
e ancora lavorare
se poi non ti resta il tempo per guardare il mare
per oziare
per amare e per odiare
per sbagliare
per giocare
per cantare
per fare quelle stupidissime parole crociate.



La morte l’associa sempre a metafore che fanno rabbrividire:

Diciamo la verità: morire
è come tirare la corda del cesso
un attimo
e la merda scompare giù nel tubo di scarico. 

Poesie esplicite, volgarità e parolacce. Ma non pensate a Gigliola Franco come una donna acida e cinica, che scrive per sputare addosso al mondo la sua rabbia. La volgarità per lei «è una licenza poetica», spiega il figlio. È un mezzo per arrivare dritta allo scopo e smuovere gli animi. «Non ho mai sentito la mia mamma dire una sola parolaccia in tutta la vita», aggiunge Corrado.



Lei, femminista storica, si scaglia contro le ingiustizie del mondo perché vorrebbe cambiarle. Non può parlare, Gigliola. Ma ha una lucidità pazzesca. E se la baci teneramente sulla guancia, lei ti sorride come se volesse dirti tutte le parole del mondo. Eccola, la bellezza. La bellezza che per Gigliola si nasconde nella semplicità.
:

La bellezza è un ragazzo (o una ragazza) che ridono
a gola spiegata
con tutti i loro vent’anni
sulla faccia
la loro risata
genuina
sincera cristallina
questa questa
è la vera bellezza.
Crede in Dio e si interroga sulle domande ultime della vita.
Ecco cos’è la grande paura
che tutto finisca a un tratto
perdere il paradiso. 

Gigliola non ha paura di morire. Desidera soltanto essere ricordata:

Ho fatto tanto cammino
per approdare qui
Ora
non mi resta
che chiedervi una cosa
non vi scordate di me.


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