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domenica 5 agosto 2012

Una ricerca dell’università di Cagliari finanziata dalla Michael J Fox Foundation

Una ricerca dell’università di Cagliari finanziata dalla Michael J Fox Foundation

La prestigiosa Fondazione americana, ha finanziato due ricercatori del dipartimento di Scienze biomediche dell’Università degli Studi di Cagliari che hanno ricevuto 389.400 dollari per svolgere una ricerca sul ruolo di alcuni neurotrasmettitori molto importanti nella cura della malattia di Parkinson (ladenosina, serotonina e glutammato). Una ricerca che apre una speranza per il trattamento del Parkinson avanzato. 

Sono Micaela Morelli (professore ordinario di Farmacologia) e Manolo Carta, (ricercatore di Fisiologia) coordinatore del progetto. L’ipotesi dei ricercatori è che un controllo farmacologico che coinvolga i neurotrasmettitori citati (oltre alla dopamina) possa prolungare nel tempo gli effetti benefici della levodopa (attualmente il principale trattamento farmacologico contro il Parkinson) che alla lunga perde la sua efficacia. 

Prevenire le alterazioni dei movimenti anche nei pazienti più anziani avrebbe importati ricadute non solo sulla qualità di vita dei pazienti, ma anche degli stessi familiari e sul Sistema Sanitario Nazionale. 

Nello studio, si utilizzeranno farmaci che sono già in uno stadio avanzato di sviluppo clinico e quindi gli eventuali risultati positivi che emergeranno da questo progetto di ricerca potrebbero avere rapide ricadute nell’applicazione clinica.

Il progetto si chiama “Pharmacological targeting of the 5-HT1, A2A and NMDA receptors: an integrative approach to dyskinesia” che si svolgerà nel corso di due anni, ha ricevuto dalla Michael J Fox Foundation 389.400 dollari. Lo stanziamento è ripartirsi tra le tre Unità coinvolte nel progetto, che oltre le due menzionate di Cagliari, vede partecipe anche un gruppo di ricerca dell’Università di Bordeaux, coordinato dal dottor Erwan Bezard.

La principale terapia farmacologica della malattia di Parkinson consiste nella somministrazione della levodopa (L-DOPA) che è il precursore della dopamina. Tale terapia funziona molto bene durante i primi anni di malattia consentendo ai pazienti di vivere una vita pressoché normale. Nelle fasi più avanzate della malattia, però, la levodopa perde gran parte della sua efficacia e compaiono effetti collaterali noti come 'fluttuazioni motorie' di cui le discinesie rappresentano l’aspetto più difficile da controllare.
 


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