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martedì 16 febbraio 2016

Mindfulness: un’altra ricerca evidenzia miglioramenti della capacità motoria nel Parkinson

Mindfulness: un’altra ricerca evidenzia miglioramenti della capacità motoria nel Parkinson

Condotta questa volta in collaborazione tra l’Università di Anversa e un pool di altre istituzioni europee e americane, tra cui dipartimenti delle Università del Michigan e del Texas, la seconda ricerca guidata dalla dott.a Pickut dà nuove ed obiettive indicazioni statisticamente valide sugli effetti positivi di miglioramento che un programma di meditazione Mindfulness può avere sulle capacità motorie in affetti dal Parkinson.

Dopo la pubblicazione in questa rubrica due mesi fa delle informazioni riguardanti lo sviluppo della materia grigia in aree del cervello che normalmente sono invece danneggiate dall’evolversi della malattia in soggetti che avevano fatto un training di mindfulness di otto settimane (vedi più sotto all’interno di questa rubrica), mettiamo oggi in evidenza un’altra e ancora più importante ricerca effettuata nel 2014 e finalmente pubblicata nel 2015.

I risultati sono particolarmente interessanti e ci dicono che la mindfulness non è una panacea per i disagi del Parkinson, ma che obiettivamente sembrano esserci risultati significativi e importanti. Ecco i risultati più importanti delle valutazioni fatte all’interno di questa seconda ricerca.

Risultati molto positivi alla valutazione obiettiva fatta da specialisti “ciechi” (che non erano cioè al corrente se stessero valutando pazienti che avevano fatto il percorso di Mindfulness (MBI) oppure fossero parte del gruppo di controllo) del miglioramento della capacità motoria dei pazienti osservati sono state rilevate al Unified Parkinson's Disease Rating Scale (UPDRS). La differenza di 5,5 punti (pari al 20%) per il punteggio relativo alla capacità motoria prima e dopo il programma di mindfulness, per i partecipanti al programma, è una differenza superiore alla differenza ritenuta clinicamente importante e percepibile (5 punti). Dal punto di vista statistico, la differenza dei 5,5 punti (20%) è significativa al 95%. Cioè, il risultato è molto sicuro, anche in relazione alla dimensione del campione (27 persone affette da Parkinson ripartite tra i due gruppi in modo da costituire gruppi molto identici tra loro)

Altri risultati positivi statisticamente significativamente validi, sono stati trovati per il miglioramento delle capacità di mindfulness (osservazione e descrizione delle esperienze interne, agire con consapevolezza, non giudizio e non reattività alle esperienze interne) attraverso il test FFMQ. Questo ci dice che il percorso di mindfulness di otto settimane ha generato una differenza nella capacità di mindfulness di chi ha seguito il percorso con una probabilità di essere corretti del 99%.

Oltre a queste prime due, la ricerca includeva altre 2 scale. La PDQ-39 sulla qualità di vita percepita da pazienti parkinsoniani e la BDI (Beck Depression Inventory) che misura la gravità degli stati depressivi (disperazione, senso di colpa, scoraggiamento). Le differenze ottenute in questi test non sono risultate statisticamente significative. Così come non sono risultate statisticamente significative le differenze ottenute alle altre scale soggettive del UPDRS (qualità percepita delle esperienze non motorie della vita di tutti i giorni, delle esperienze motorie e delle complicazioni motorie).

• Cosa significa ciò?

Con le dovute cautele, è possibile osservare che l’unico parametro effettivamente e sicuramente migliorato, la capacità motoria come valutata da uno specialista di problemi motori, è un parametro reale. Intendo dire che non è soggetto a effetti placebo o a suggestione. Ma è stato effettivamente valutato da uno specialista neutro e obiettivo. Che non sapeva cioè se chi stava valutando aveva fatto il training di Mindfulness oppure no.

L’altro dato certo è che il percorso di mindfulness era sufficientemente lungo o intensivo per sviluppare capacità di mindfulness.
Gli altri test, basati sulle percezioni soggettive dei partecipanti alla ricerca, non hanno dato differenze statisticamente significative. Dunque i partecipanti ai due rami della ricerca (con Mindfulness e senza Mindfulness) hanno dato risultati non diversi tra loro in tutti i questionari che chiedevano una valutazione soggettiva degli stati esaminati (qualità della vita, depressione).

Dovremmo quindi ritenere che i risultati di miglioramento ottenuti dal percorso di Mindfulness siano reali, percepibili e abbiano una base oggettiva.

Questo è in armonia con i risultati della precedente ricerca condotta dall’Università di Anversa, che si riferiva a letture fatte tramite Risonanza Magnetica (dunque, oggettive) che dimostravano come vi fosse aumento della densità della materia grigia in aree del cervello riconosciute come fortemente influenzate dallo sviluppo del Parkinson e collegate anche alla motorietà.

• Ma che cos’è la Mindfulness?

La Mindfulness fatta praticare al gruppo esaminato era un insieme di attività svolte per la durata di due ore e mezza, una volta la settimana, ogni settimana per otto settimane. Tali attività includevano meditazione seduta, movimenti dolci “consapevoli” (yoga) in piedi o sdraiati, scansioni mentali del corpo (body scan). I partecipanti a questo gruppo avevano anche ricevuto tracce audio di queste pratiche in modo che potessero praticare da soli a casa, ogni giorno, se lo desideravano.

Mindfulness significa ‘consapevolezza’. È una pratica che ha origini risalenti a molti molti anni fa che consiste nel diventare consapevoli, nei momenti in cui la pratichiamo, delle novità nelle nostre esperienze quotidiane. Con la ‘consapevolezza mindful’, il flusso di energia e informazioni che costituiscono la nostra mente entra nella nostra attenzione cosciente. Anziché vivere in modo automatico e superficiale (mindless), la Mindfulness sviluppa una certa forma di attenzione alle nostre esperienze nel qui ed ora. Per quanto piccole possano essere. Ne consegue un’attenzione consapevole alle nostre sensazioni, vissuti corporei e volendo persino emozioni e pensieri.

Ricerche su alcune dimensioni delle pratiche di ‘consapevolezza mindful’ rivelano che esse rafforzano il funzionamento del corpo: la sua capacità di guarigione, le risposte immunitarie, la reattività allo stress.
Sappiamo ora, dalle due ricerche esaminate, che c’è un effetto rilevabile oggettivamente nelle aree del cervello collegate al Parkinson e che quest’effetto genera anche un miglioramento delle capacità motorie.
La Mindfulness è semplice. Non costosa. Dà gioia e serenità d’animo. Iniziare a praticarla potrebbe essere un atto importante per il rallentamento del progresso della malattia di Parkinson e per la riduzione dei sintomi negativi.

Giorgio Andreoli*


*Giorgio Andreoli è uno psicologo e psicoterapeuta che lavora a Milano, in Lombardia, in Veneto, a Roma. All’interno del Programma Skills & Behaviour proposto dall’Università LIUC di Castellanza (VA), insegna temi legati all’Educazione Relazionale da applicare alla costruzione di buone relazioni con se stessi e con gli altri. È praticante di Mindfulness da molti anni, Mindfulness che ha appreso da svariati maestri tra cui John Coleman e Corrado Pensa.


Per ulteriori informazioni sulle notizie riportate o per avere chiarimenti ulteriori sulle pratiche di Mindfulness, scrivete direttamente a: mindfulnessparkinson@gmail.com
 


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