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giovedì 11 dicembre 2014

XIII Rapporto sulle politiche della cronicità: situazione allarmante!

XIII Rapporto sulle politiche della cronicità: situazione allarmante!

Inefficienze e disservizi sanitari e costi sempre più alti per i pazienti, ritardi nella diagnosi, difficoltà ad accedere agli esami a causa del ticket, riduzione dei servizi a livello ospedaliero e ambulatoriale... oltre ai problemi legati alla conciliazione della malattia con il lavoro, sia per il paziente che per la famiglia che l'assiste.

Presentato il XIII Rapporto sulle politiche della cronicità di Cittadinanzattiva che mette in evidenza i costi sempre più alti a carico dei paziente e la riduzione dei servizi. E in tanti denunciano inefficienze.

Inefficienze e disservizi sanitari ormai sotto gli occhi di tutti e, nello stesso tempo, costi sempre più alti per i pazienti. I cittadini lamentano ritardi nella diagnosi, difficoltà ad accedere ad alcuni esami a causa del ticket, riduzione dei servizi soprattutto a livello ospedaliero e ambulatoriale. Pesano inoltre i problemi legati alla conciliazione della malattia con il lavoro, sia per il paziente che per la famiglia che l’assiste.

È questo il quadro che emerge dal XIII Rapporto sulle politiche della cronicità, dal titolo “Servizio sanitario: PUBBLICO ACCESSO?” presentato a Roma dal Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici (CnAMC) di Cittadinanzattiva.

In una ipotetica scala, al primo posto per i pazienti con patologie croniche e rare, si collocano tre desideri: dirigenti sanitari nominati per merito e non per scelte esclusivamente politiche; poter accedere a esami e visite in tempi adeguati; non essere costretti a girare dieci uffici per avere una risposta e poter prenotare gli esami in maniera semplice e standardizzata.

“Per rispondere alla domanda Servizio Sanitario: PUBBLICO ACCESSO? sono necessarie cinque azioni: riorganizzare i servizi socio sanitari con un impegno serio nell’assistenza territoriale; coinvolgere le Associazioni nelle scelte per orientare il Sistema ai bisogni; dare centralità e rafforzare i diritti e le garanzie per i cittadini; rafforzare la lotta agli sprechi e alle inefficienze; rispettare i tempi e gli impegni definiti nel Patto per la Salute 2014-2016”.

Queste le dichiarazioni di Tonino Aceti, Responsabile del Coordinamento Nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici-Cittadinanzattiva. “Tutto questo si deve fare concretamente a partire dalla definizione di Standard nazionali per l’Assistenza Territoriale, Percorsi diagnostici terapeutici nazionali di riferimento per le Regioni e approvazione del Piano Nazionale della Cronicità. E’ necessario riconoscere e praticare da subito la partecipazione delle Associazioni dei cittadini e pazienti nelle scelte in Sanità ormai non più rinviabile, come dimostrano le decisioni da assumere per l’innovazione farmacologica, per la revisione di ticket ed esenzioni prevista dal Patto, oltre che per lo snellimento della burocrazia inutile. Non è sostenibile per nessuno ipotizzare arretramenti su diritti e garanzie, anzi è necessario lavorare sulla loro effettività e rafforzamento a partire da: riconoscimento del merito nelle nomine, certezza ed effettività di accesso a invalidità civile ed handicap, sostegno alle politiche sociali, aggiornamento dei LEA e del Nomenclatore delle Protesi e degli Ausili”.

Dal XIII Rapporto sulle politiche della cronicità emerge un Servizio Sanitario Nazionale in “affanno”, che si sta ripensando, ma che è ancora lontano dal garantire l’accesso a servizi appropriati in tutte le Regioni. Intanto i costi privati per l’assistenza aumentano, 9704 euro in media l’anno per la badante, 17.435 euro per la retta della struttura residenziale o semiresidenziale, 1233 euro per le spese di viaggio per cura, quasi altrettanti (1029 euro) per l’alloggio, 737 euro per l’acquisto di farmaci e così via. I sacrifici richiesti attraverso la maggiore contribuzione non sono, in molti casi, ripagati dall’assistenza fornita; se pensiamo ad esempio all’assistenza domiciliare erogata in media da un minimo di 1,2 ore ad un massimo di 4,2 ore al giorno, per massimo 4 giorni a settimana.

Oltre il 60% delle Associazioni dichiara di aver sperimentato disservizi, legati in gran parte alle difficoltà di individuare il Centro di cura e alla riduzione delle attività ambulatoriali.


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