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mercoledì 12 marzo 2014

Sanità: cambiare innovando

Sanità: cambiare innovando

Pubblichiamo il testo completo dell'intervento in Senato, in occasione del dibattito sulla fiducia al governo Renzi (25 febbraio 2014), della Sen. Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità.

Signor Presidente, Lei ha ringraziato giustamente i tanti insegnanti, io vorrei che si associasse con noi al ringraziamento alle tantissime persone che ogni giorno lavorano nella sanità e nel welfare del nostro paese, in alcuni casi, in condizioni francamente preoccupanti. Condivido quando ha detto, che bisogna cambiare, ma sono ancora più convinta che bisogna cambiare innovando. Abbiamo a che fare non solo con un servizio sanitario nazionale, ma con un diritto: quello alla salute, unico diritto che la Costituzione indica come fondamentale, con una definizione di salute da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità come benessere fisico e psichico delle persone.

Bisogna tutelare, ma per tutelare occorre avere consapevolezza dei cambiamenti avvenuti nel Paese e delle necessità di adeguamento, di modernizzazione, sapendo però che la sanità italiana è una buona sanità ed è leva di sviluppo economico, sociale, istituzionale, culturale.

Quando parlo di leva di sviluppo economico, penso al farmaco, alla ricerca, al fatto che in Italia siamo leader mondiali nella ricerca delle molecole, ma siamo quasi una sede di decolonizzazione per la produzione. Poi basta con quel luogo comune della sanità come spreco, in questi anni sono stati tagliati 30 miliardi alla sanità, e questo ci pone al di sotto della media europea per le spese di investimento in questo settore e, allora, credo che si debba passare dalla logica del taglio lineare a quella della riconversione della spesa. In una parola, come abbiamo detto al commissario Cottarelli, da qui non esce uno spillo: ogni euro risparmiato in sanità deve ritornare a incrementare quantitativamente e qualitativamente il Servizio sanitario nazionale.

Secondo, sviluppo Sociale. Mi permetta di lanciare un allarme molto forte sulla non autosufficienza. Insomma, a quando un piano socio-sanitario per queste migliaia e migliaia di persone che sono davvero abbandonate a loro stesse e non riescono ad avere né nel pubblico né nel privato la soddisfazione a quel diritto minimo alla vita quotidiana?

In terzo luogo, sviluppo istituzionale e la riforma del titolo quinto della Costituzione. Credo che, con tutte le buone intenzioni di partenza, oggi dobbiamo dirci che la sanità non può essere affidata a 21 staterelli autonomi che non comunicano con lo Stato, che a sua volta non comunica con loro al di là della Conferenza stato-regioni. Io credo che sia un tema serio: la diversità è una ricchezza ma la difformità è un'altra cosa perché diventa disuguaglianza. Io credo nelle pari-opportunità come ridefinizione moderna del valore dell'uguaglianza ma penso che non possa essere il caso di dove si nasce e di dove si vive a decidere se una persona viene curata bene o viene curata male. Questo credo sia un tema che riguarda il rapporto con il territorio, con modelli innovativi che portino al risparmio e al reinvestimento, e ad una semplificazione. Ci vogliono perfino 50 mesi per definire protocolli sui farmaci innovativi fra l'Agenzia nazionale del farmaco e le agenzie regionali. 50 mesi, credo che questo significhi che nel frattempo uno è morto. Credo che su questo ci si debba mettere velocemente una mano.

Sviluppo culturale. Sono convinta che anche nella sanità e nel welfare il tenore di vita si definisca come incrocio tra le condizioni materiali di vita, il reddito e le ambizioni sull'autonomia del proprio progetto di vita che è la grande sfida moderna del welfare, che ci accompagni lungo l'arco della vita, che sappia produrre lavoro e qualità sociale, che metta in rete le risorse, che si occupi delle vecchie e nuove povertà che non sono solo materiali.

Insomma, sanità e welfare sono nella scia dello sviluppo come libertà, per dirla con Amartya Sen. Quella libertà che si dispiegherà quando riusciremo ad andare alle radici della violenza contro le donne, in una collaborazione armoniosa fra uomini e donne. Il che significa che almeno una parte di questo immenso compito possa essere abbracciato dal suo governo a cui mi appresto a dare fiducia, convinta che al centro vi sarà la promozione della libertà umana.

Sen. Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità 


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