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lunedì 4 febbraio 2013

Quando una persona cara diventa un altro

Quando una persona cara diventa un altro

Spesso la malattia e i farmaci possono causare cambiamenti spaventosi nei nostri cari. I caregivers devo imparare ad affrontare queste difficoltà e a non colpevolizzarsi se, ogni tanto, sentono la voglia di mollare tutto e scappare lontano da questa situazione dolorosa.

Nel mondo ci sono decine di milioni di persone che assistono un famigliare malato e, anche se sarebbero disposti a spostare le montagne per i loro cari, si sentono un po’ in colpa per il desiderio segreto di fuggire via e allontanarsi per qualche tempo.

Perché succede questo, perché questa voglia inconfessabile si impadronisce dei caregivers? Perché la malattia può cambiare la personalità e/o le abilità sociali dei loro cari, spesso in modo drammatico, e devono sopportare il peso delle loro delusioni, gli sfoghi e i comportamenti bizzarri.
 

La scrittrice Jane Heller, autrice del libro “You’d Better Not Die or I’ll Kill You” racconta la sua esperienza:

Quando mio padre è morto di cancro al cervello avevo solo sei anni, ma mi ero già accorta che, man mano che la malattia progrediva, non era più lo stesso uomo, non era più il mio affettuoso e premuroso papà. Ma ero troppo giovane per capire che era il cancro a provocare questo cambiamento in lui.

Oggi, mio marito soffre di una grave malattia da 20 anni e il cambiamento della sua personalità ha creato tra noi grosse incomprensioni, rischiando di far fallire il nostro matrimonio. Quando l’ho incontrato era gentile, educato, rispettoso e molto bello. Poi si ammalò e venne curato con alte dosi di steroidi.

Improvvisamente, il suo viso divenne gonfio e perse la sua bellezza, inoltre diventò scontroso e irascibile. Aveva continui scoppi d’ira e sbalzi d’umore, era impossibile ragionare con lui.

Ho odiato mio marito, rivolevo l’uomo con il quale mi ero fidanzata e che amavo. Quando i medici hanno “aggiustato” la terapia il suo umore si è stabilizzato. Ora ci sentiamo più ottimisti riguardo al futuro.
Qualunque problema affrontiamo assistendo i nostri cari, è assolutamente necessario monitorare i farmaci prescritti, per controllare che non aggravino una situazione già difficile.

Ma troppo spesso è la malattia stessa che crea queste situazioni e non possiamo farla sparire. “Quando si arriva ad una situazione intollerabile”, dice Suzanne Mintz, co-fondatrice della National Family Caregivers Association, “avete una decisione da prendere: Avete intenzione di sopportare questo? Si può sopportare tutto questo? Avete il permesso di dire di no”.

La Mintz ha ragione. Il comportamento di mio marito sotto l'effetto dei farmaci mi aveva davvero scosso. Non credo che avrei potuto continuare a vivere con lui, se la situazione non fosse migliorata.

Mintz sottolinea che i pensieri oscuri che tutti possono avere, come voler scappare, sono perfettamente normali e che non dobbiamo vergognarci.

“Non necessariamente significa che si desidera che la persona si allontani”, dice. “È la malattia che si desidera mandare via”.

La chiave è riconoscere questi sentimenti, rassegnarci ad essere stanchi di tanto in tanto e confidare in quelle persone che non ti guardano come se fossi un mostro quando ti sfoghi. Se è possibile articolare questi pensieri con qualcun altro, ad alta voce, a un amico, al terapeuta, a un membro del gruppo di supporto, anche al ragazzo in piedi accanto a te alla cassa, ti sentirai meglio. Davvero.

Jane Heller
 


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