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domenica 29 luglio 2012

Olimpiadi: Il mito di Ali commuove il mondo

Olimpiadi: Il mito di Ali commuove il mondo

Nel buio di un’intensa cerimonia inaugurale, i Giochi Olimpici non hanno dimenticato Muhammad Ali, il più grande dei pugili o, semplicemente ‘il più grande’ come lui stesso ebbe a definirsi, l’uomo che ha incontrato nel Parkinson un avversario più duro di quelli che ha sconfitto nelle sua carriera di pugile.

Con gli occhiali scuri e un vestito bianco, sorretto in un equilibrio faticoso della quarta moglie Yolanda, con grande dignità si è accostato alla bandiera olimpica che stava completando il viaggio verso il pennone dello stadio Olimpico. È stato il momento che ha colmato una serata che stava languendo: a lui, l’ex re della boxe ferito dalla malattia, il pubblico ha dedicato un’ovazione forse maggiore a quella tributata poco prima a Sua Maestà la regina, quando è comparsa in tribuna.

Alla sua terza Olimpiade, Londra è riuscita a regalarsi anche questa stravagante solennità: un re e una regina. Non è la prima volta che Ali compare sulla ribalta dei cinque cerchi: lo ricordiamo indimenticabile tedoforo ad Atlanta, tremolante per la malattia che già si era manifestata, ma al contempo fiero per il ruolo assegnatogli.

Tutte le volte, però, provoca sentimenti intensi rivedere quel gigante, che demoliva gli avversari con i pugni e le parole, ribellarsi con caparbietà all’inesorabile demolizione che il destino ha riservato a lui. Succede un’altra volta ancora ai Giochi, in quella Londra che lo voleva già giovedì sera al ricevimento di beneficenza dei campioni e dei VIP, come Becker, Hamilton, Brad & Angelina o l’idolo di casa Beckham. Ma Cassius Clay non se l’è sentita di presentarsi. Ha inviato invece il fratello, Rahman Ali.

Lui, Muhammad Ali, si è presentato solo all’evento cui si sente più legato, quei Giochi Olimpici grazie ai quali si presentò al mondo 52 anni fa, a Roma, dando l’inizio alla leggenda che ha avuto tantissimi risvolti, l’ultimo più doloroso.
Ali, nello stadio reso magico anche dalla sua presenza, accarezza la bandiera dai cinque cerchi portata da ex campioni come l’etiope Gebrselassie, mezzofondista, o personaggi di altri settori come il musicista Daniel Barenboim. Ali si siede vicino agli atleti delle varie nazioni, che lo guardano incantati, come può esserlo chi si imbatte in un simbolo eterno. 

‘Il più Grande’ lo sarà per sempre e, anche a Londra, lo ha detto la gente, col cuore.
 


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