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lunedì 3 settembre 2012

Le complicazioni psicologiche legate al Parkinson non devono essere sottovalutate

Le complicazioni psicologiche legate al Parkinson non devono essere sottovalutate

(Nella foto, il dottor Maurizio Facheris della Fondazione Michael J. Fox di New York)

Il Parkinson ha un'evoluzione progressiva ed è una malattia cronica, ciò porta a volte problemi di accettazione da parte dei pazienti e dei loro famigliari, perché gestire la sintomatologia richiede uno sforzo di adattamento costante. È necessario far conoscere le caratteristiche cliniche della malattia anche ai parenti o a chi assiste nella gestione della cura, per evitare di farsi prendere dallo sconforto.

La Neurologia studia il Parkinson, il primo approccio alla diagnosi, alla cura e alla relazione con il paziente, con l’obiettivo di instaurare un rapporto di fiducia tra paziente e medico e permettere al medico di avere una conoscenza approfondita della vita del suo paziente. Il confronto tra il neurologo e il malato è fondamentale per arrivare a un'anamnesi dettagliata e individuare la cura più efficace, anche dal punto di vista psicologico-comportamentale.

Tutto questo lo spiega in un’intervista a L’ESPRESSO il dottor Maurizio Facheris, laureato in Medicina e Chirurgia all'Università di Brescia, specializzatosi poi in Neurologia presso la Facoltà di Medicina di Milano-Bicocca con una tesi sul ‘Ruolo della perossidazione lipidica e dello stress ossidativo nelle patologie neurodegenerative’. Attualmente lavora negli Stati Uniti, unico scienziato italiano a essere stato scelto dalla Fondazione Michael J. Fox di New York per le sue competenze dimostrate nel campo della ricerca sul Parkinson.

«La cura deve comprendere anche una continua assistenza informativa e psicologica, per poter aiutare efficacemente i malati e i loro famigliari e per dare loro gli strumenti che permettano di migliorare la qualità di vita», spiega il dottor Facheris

«Da quando sono arrivato alla Fondazione Fox – continua Maurizio Facheris – questo aspetto del mio lavoro non è più così quotidiano, anche se ogni tanto capita di parlare con i malati negli eventi organizzati o quando pubblichiamo i risultati degli studi clinici. Ma nei vari progetti di ricerca l’attenzione al paziente e ai suoi bisogni è sempre centrale. Per continuare con il tema della depressione, per esempio, abbiamo recentemente pubblicato sul nostro sito web (www.michaeljfox.org) i risultati di uno studio su antidepressivi che dimostrano efficacia senza peggiorare i sintomi motori della malattia».

«Le complicazioni psicologiche legate al Parkinson non devono essere sottovalutate: spesso, per esempio, insorge una depressione che io definisco “chimica” – prosegue il dottor Maurizio Facheris – perché la diminuzione di dopamina altera alcuni meccanismi biologici nel cervello che a si manifestano con un calo del livello di serotonina. Lo specialista che ha in cura il malato parkinsoniano quindi deve agire anche mediante un supporto morale. In un paziente che si rende conto della progressiva perdita di movimento e dell'inibizione ad una vita regolare che permetta la sua autonomia, subentrano fattori depressivi anche gravi e il medico deve affrontare questo aspetto clinico durante l'attività ambulatoriale. Bisogna rinforzare l'umore del paziente, spingendolo a continuare ad avere una vita sociale il più possibile adeguata. Saper comunicare, ascoltare e saper creare una relazione di fiducia per la gestione della terapia è una parte fondamentale del lavoro del medico. Va spiegato ai pazienti che non devono aver paura di parlare della loro malattia».

Il dottor Facheris è originario di Bergamo, ha lavorato a Bolzano come ricercatore al Centro di Biomedicina dell'Eurac e all'Ambulatorio per i disturbi del movimento che fa capo al reparto di Neurologia dell'Ospedale centrale di Bolzano. Il messaggio che intende diffondere è quello di promuovere l'ascolto, la comprensione e il sostegno tra le persone che soffrono di questa patologia, per favorire uno scambio comunicativo e informativo, la rassicurazione di non sentirsi soli e la vicinanza emotiva.
 


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