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mercoledì 9 dicembre 2015

Il 25% delle diagnosi di Parkinson sono errate. Servono nuovi strumenti.

Il 25% delle diagnosi di Parkinson sono errate. Servono nuovi strumenti.

Un gruppo di esperti che lavorano per l'International Parkinson and Movement Disorder Society (MDS) ha sviluppato un nuovo strumento per gli operatori sanitari che si spera segnerà un avanzamento significativo nella diagnosi e nel trattamento della malattia di Parkinson, soprattutto nelle sue fasi iniziali.

I risultati del loro studio, pubblicato sulla rivista Movement Disorders, potrebbero anche avere un impatto importante sulla qualità della ricerca sulla malattia di Parkinson.

Poiché i sintomi del morbo di Parkinson spesso assomigliano a quelli di altri disturbi neurologici, il tasso di diagnosi errata può arrivare anche al 25%, il che causa disagio nei pazienti. Crea anche una sfida per i ricercatori in quanto i dati raccolti negli studi clinici possono essere compromessi dalla diagnosi errata nel loro campione di soggetti.

Criteri completi per aiutare la diagnosi

«Alla luce delle più recenti conoscenze scientifiche e dei progressi tecnologici, siamo stati in grado di stabilire un nuovo elenco di criteri basati su una esperta diagnosi clinica», afferma il Dr Ron Postuma, co-presidente della task force del MDS, che è anche un ricercatore di neuroscienze presso l'Istituto di ricerca della McGill University Health Centre e al The Neuro e professore associato del Dipartimento di Neurologia e Neurochirurgia presso la McGill University. «Il nostro obiettivo era quello di creare un punto di riferimento in grado di sistematizzare il processo diagnostico e renderlo riproducibile, affinché consenta anche ad una più ampia gamma di medici non specializzati nel Parkinson di fornire ai pazienti una diagnosi accurata».

Nuova classificazione fasi proposta

Il team di ricerca sta proponendo una nuova fase di classificazioni della malattia, con l'obiettivo di focalizzare l'attenzione sui suoi primi momenti. Con questa nuova classificazione l'obiettivo è quello di istituire un programma di ricerca che consenta di identificare le caratteristiche che segnalano la presenza della malattia nella sua fase iniziale. La speranza è che, man mano che la ricerca avanza, la comprensione dei meccanismi in gioco nel disturbo permetterà di sviluppare terapie e trattamenti che possono essere somministrati nelle prime fasi di questo processo e alla fine rallentare o fermare la progressione della malattia di Parkinson del tutto.


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