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venerdì 4 marzo 2016

È ancora caccia ai farmaci introvabili

È ancora caccia ai farmaci introvabili

Almeno due milioni di italiani cercano invano 1.200 rimedi diventati introvabili o fuori produzione, anche per il Parkinson. Difficoltà di distribuzione o produttive, scarso guadagno da parte delle case farmaceutiche, mercato parallelo…

Da diversi anni nessuno riesce (o vuole) risolvere il problema.

Avanti e indietro, da casa alla farmacia per due o tre volte, poi in coda dal medico, poi di nuovo in farmacia. "Allora, è arrivato?". "No, mi spiace signora, devo darle un'altra terapia". In Italia troppi farmaci scompaiono da un giorno all'altro, mettendo in crisi sopratutto i malati cronici. In una società iper medicalizzata, con decine di migliaia di medicine sugli scaffali ad alimentare il consumismo sanitario, si sperimenta l'assurdo di prodotti che non si trovano. Parkinson, malattie respiratorie gravi, epilessia, infezioni, artrite reumatoide, mal di testa, colesterolo alto, tumori, dolori di varia natura: sono tanti i problemi che rischiano di restare senza risposta o di obbligare i malati a cambiare cura.

L'universo dei rimedi introvabili è sfuggente perché vario e in continuo divenire. Difficile dire quante persone riguarda, ma sono almeno due milioni gli italiani che nell'arco di un anno si sentono dire che il loro farmaco non è disponibile. L'Aifa pubblica una lista delle carenze e l'ultima, del 29 febbraio, è lunga 97 pagine. Significa circa 1.200 prodotti, tenendo conto però anche di più dosaggi per le stesse specialità. Dentro ci sono medicine che non si trovano per problemi di produzione, ad esempio perché sono state calcolate male le forniture per il nostro Paese o c'è stato un rallentamento nel sito industriale. Poi ci sono le difficoltà distributive, ma anche le scelte aziendali legate allo scarso prezzo di vecchi medicinali, che anche se molto usati non fanno guadagnare e sono abbandonati.

A volte in difficoltà vanno solo certe zone d'Italia. E in questi casi spesso si è di fronte a un'altra causa delle carenze: l'esportazione parallela, che riguarda ciclicamente un centinaio di farmaci. Grazie alla legge sulla libera circolazione delle merci in Europa, distributori e grossisti, anche piccole farmacie, possono rivendere in Paesi che li pagano meglio farmaci destinati all'Italia. La pratica è antica ma è esplosa poco più di tre anni fa. È quindi nota e stigmatizzata da Aifa e Ministero della Sanità.

L'anno scorso sono uscite circolari che vietano l'esportazione parallela di prodotti carenti. Il fenomeno però non si è interrotto perché è difficile scavalcare la norma Ue. Intanto tutti accusano tutti. L'industria se la prende coi grossisti, che a loro volta tacciano i produttori di mandare poche scorte. Sempre i grossisti attaccano i farmacisti-distributori. In mezzo restano i malati, che continuano a fare la spola tra casa, medico e farmacia a caccia della cura.


Farmaci PARKINSON
"Caccia grossa negli ospedali"

A caccia del farmaco per il Parkinson nelle farmacie e ora anche negli ospedali. "Qualcuno cerca di prenderlo direttamente nelle strutture sanitarie quando non c'è proprio modo di trovarlo altrove. Capita sempre più spesso". Giancarlo è un malato di Padova e il suo cruccio è il Requip. Quattro dosaggi del medicinale sono stati inseriti dall'Aifa nella lista degli irreperibili. Da almeno tre anni è disponibile a singhiozzo, in certi periodi si trova e in altri no. "Ho scritto anche alla Regione Veneto perché mi aiutino a reperirlo e soprattutto ad avere la sicurezza della continuità della terapia. Mi trovo bene e non voglio chiedere al medico di cambiare".

Il medicinale non è nuovo e solleva un problema diffuso quando si parla di carenze. Ci sarebbero infatti dei generici, ma ai malati spesso non vanno bene. Giancarlo è tra questi. "Ho provato questi prodotti ma gli effetti non sono uguali. È un problema di eccipienti, di rilascio diverso. Il Requip dura di più e non è infrequente che chi lo prende in forma generica vada incontro a differenze di azione. È giusto che rimanga a disposizione di chi ne ha bisogno".

A dimostrare che i problemi del Requip sono ciclici è il caso di una signora di Prato, Luciana, rimasta senza farmaco l'anno scorso. "A Milano, dove sono in cura, mi dissero di non sostituirlo con altri. Così mi sono messa alla ricerca, prima di risolvere grazie a una farmacista che mi ha aiutato a reperirlo, ero andata avanti con le scatole che mi ha dato la moglie di un malato che non lo usava".
 


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