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lunedì 22 ottobre 2012

Comportamento compulsivo a causa dei farmaci

Comportamento compulsivo a causa dei farmaci

Un 70enne torinese spende 300mila euro alle slot machine e querela la casa farmaceutica. Che il pramipexolo possa indurre comportamenti compulsivi è cosa nota ma non capita sempre, anzi, succede in un numero limitato di casi: solo il 5% dei pazienti. La Procura di Torino indaga.

Spiega Alberto Priori, dirigente medico presso l’unità operativa di Neurologia del Policlinico di Milano, che “…solo il 5% dei pazienti trattati va incontro a questo effetto collaterale, presentando modificazioni nell’atteggiamento verso il rischio economico o comportamenti compulsivi”.

Può succedere, anche se di rado, che dopo aver cominciato il trattamento a base di pramipexolo (o di un farmaco che stimola la trasmissione della dopamina) il paziente sviluppi un’ossessione per il sesso, o per il cibo, per il gioco o per lo shopping.

Però dipende molto anche da come ha vissuto il paziente prima di cominciare la cura. Aver già manifestato questo genere di disturbi in passato è un campanello d’allarme e quindi un’anamnesi ben fatta è fondamentale.
“Bisogna rivolgere al malato di Parkinson le domande giuste quando lo si prende in cura, essere espliciti sulla questione e fare in modo che sia esplicito lui. Altrimenti – spiega il neurologo, Dott. Alberto Priori – si incrementano le possibilità che si manifestino effetti collaterali indesiderati”. 

La stimolazione del sistema dopaminergico agisce sulla sensazione di gratificazione: la stessa gratificazione cha proviamo quando vinciamo al gioco, quando soddisfiamo il desiderio sessuale o mangiamo un cibo che ci piace.
“Un’ipotesi sperimentale su cui abbiamo lavorato e in corso di pubblicazione è che i pazienti che scatenano un comportamento rischioso – racconta ancora Priori – stiano mettendo in atto una sorta di automedicazione, esponendosi per trovare soddisfazione e, così facendo, stimolare il proprio sistema dopaminergico”.

Per evitare complicazioni, meglio scavare a fondo nel passato del malato: «Ed è saggio, prescrivendo gli agonisti della dopamina, come il pramipexolo, far firmare al paziente un consenso informato in cui garantisca che non ha avuto in passato comportamenti compulsivi, assicurarsi che abbia compreso i pericoli cui va incontro se non ha detto la verità e condividere le informazioni”.

Secondo gli inquirenti, le prime segnalazioni su una possibile correlazione tra l’uso del pramipexolo e il gioco d’azzardo patologico risalgono al 2000, mentre nel marzo del 2005 l’Unione Europea aveva chiesto di segnalarlo tra gli effetti collaterali e, nel 2007, l’Agenzia italiana per il farmaco aveva divulgato una nota avvertendo sulle implicazioni legate all’uso del pramipexolo, fino ad arrivare, nel settembre 2012, a invitare le case produttrici a specificarlo nel bugiardino.

Per il caso del settantenne torinese, a partire dalla querela, il procuratore Raffaele Guariniello ha aperto un fascicolo e indagato per lesioni colpose il rappresentante legale della casa farmaceutica in Italia.
 


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