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giovedì 6 febbraio 2014

Scoperto come i pesticidi aumentano rischio Parkinson

Scoperto come i pesticidi aumentano rischio Parkinson

Che i pesticidi facessero male alla salute e causassero diverse malattie neurologiche tra cui il Parkinson era già noto.

Ciò che non era chiaro era il meccanismo molecolare che porta alla degenerazione delle cellule cerebrali. Ora, una nuova ricerca ha mostrato in che modo i pesticidi potrebbero aumentare il rischio di ammalarsi di Parkinson e, inoltre, che alcune varianti genetiche potrebbero rendere più vulnerabili a questo disordine.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Neurology, giornale della American Academy of Neurology, da parte di scienziati della University of California di Los Angeles (UCLA). La ricerca ha mostrato che alcuni pesticidi che inibiscono un enzima chiamato aldeide deidrogenase (Aldh) sono in relazione con un aumento del rischio di malattia di Parkinson.

L'enzima gioca un ruolo cruciale nella detossificazione delle cellule, oltre ad entrare anche nella metabolizzazione dell'alcol. Lo studio ha anche scoperto che gli individui con una variante del gene ALDH2 hanno una probabilità da due a cinque volta superiore di sviluppare la malattia di Parkinson, quando vengono esposti a questi pesticidi, rispetto alle persone che non hanno questa mutazione genetica.

Lo studio effettuato presso il Dipartimento di Neurologia dell’Ucla si basa su risultati precedenti pubblicati lo scorso anno, in cui Jeff Bronstein e i suoi collaboratori avevano dimostrato che esiste una correlazione tra l’esposizione a certi pesticidi e il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.

In quel caso si era trattato di un fungicida, il benomil, il cui uso è stato vietato ormai da diversi anni. Il benomil induceva danni ai neuroni dopaminergici tramite l’inibizione dell’attività dell’enzima Aldh, causando un aumento dei livelli di una tossina normalmente presente nel cervello (Dopal) che era responsabile dei danni neurologici e dei sintomi tipici del Parkinson.

Grazie alla messa a punto di un test che permette di misurare il livello di inibizione dell’attività enzimatica di Aldh in cellule neuronali in vitro, i ricercatori hanno monitorato l’effetto di altri 26 pesticidi attualmente usati in agricoltura. Di questi, undici composti appartenenti alle quattro classi più comuni - organoclorurati, imidazoli, ditiocarbammati e dicarbossimidi - riducevano l’attività di Aldh in maniera significativa con un effetto che andava dall’8 al 30% di inibizione rispetto alle cellule non trattate.

“È stata una sorpresa trovare così tanti tipi di pesticidi che inibiscono l’attività dell’enzima Aldh anche a concentrazioni basse", spiega Bronstein. "Questi pesticidi sono molto diffusi nell’ambiente e si trovano anche nei cibi, per cui il numero di persone potenzialmente a rischio è notevolmente più alto di quanto ci si aspettava”.

“Capire come i pesticidi agiscono sull’Aldh", conclude l’autore, "potrebbe portare allo sviluppo di nuovi metodi per prevenire o limitare la progressione della malattia, come ad esempio ridurre l’esposizione ai composti tossici o stimolare la funzionalità dell’enzima mediante nuovi farmaci”.

   


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