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martedì 5 agosto 2014

Perugia: elaborata una nuova teoria per i disordini del movimento e il Parkinson

Perugia: elaborata una nuova teoria per i disordini del movimento e il Parkinson

Una nuova prospettiva per la terapia del Parkinson e relativi disordini del movimento è stata ipotizzata, nei laboratori della Clinica Neurologica del Dipartimento di Medicina dell’Università degli Studi di Perugia, dal gruppo di ricerca del Professor Paolo Calabresi, in collaborazione con l’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma.

La nuova teoria è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Nature Neuroscience, uno dei punti di riferimento assoluti per la comunità scientifica mondiale che si occupa del cervello e delle sue patologie.

La malattia di Parkinson è una delle più frequenti patologie neurodegenerative e causa una grave disabilità neurologica con riduzione del movimento spontaneo, rigidità e tremore, spesso associati a disturbi cognitivi. I farmaci attualmente in uso per la terapia della malattia di Parkinson possono solamente migliorare i sintomi e non hanno dimostrata efficacia nel rallentare il processo neurodegenerativo che è alla base della malattia e, negli ultimi anni, enormi risorse sono state investite in tutto il mondo per comprendere i meccanismi sui quali ricercare terapie innovative.

Attualmente si ritiene che la sintomatologia motoria associata alla malattia di Parkinson sia causata dall’ipofunzione di un circuito cerebrale in grado di attivare il movimento e dalla concomitante iperattività di un circuito capace di inibire l’attività motoria. Tali vie neuronali sono state definite rispettivamente “via diretta” e “via indiretta”. Tale teoria ha guidato per anni sia le terapia farmacologiche che le strategie neurochirurgiche finalizzate ad alleviare i pesanti sintomi.

La nuova prospettiva elaborata dal gruppo di ricerca del Professor Paolo Calabresi riformula la teoria su cui per anni si sono basate le terapie tradizionali della malattia di Parkinson. In questo nuovo approccio la “via diretta” e la “via indiretta” cooperano per l’attivazione del movimento grazie ad interazioni strutturali, biochimiche e sinaptiche. Lo studio ha visto la stretta collaborazione tra i laboratori della Clinica Neurologica del Dipartimento di Medicina dell’Ateneo di Perugia e dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma ed è stato finanziato da progetti nazionali ed Europei.

In particolare, secondo lo studio pubblicato su Nature Neuroscience da Calabresi, un ruolo importante sarebbe svolto dai cosiddetti “interneuroni”, cellule capaci di stabilire una connessione funzionale tra le due vie a livello del nucleo striato del cervello. La modulazione dei neurotrasmettitori – grazie ai quali tali cellule comunicano – potrebbe fornire le basi per lo sviluppo di terapie innovative per la malattia di Parkinson e altri disabilitanti disordini del movimento, come la corea di Huntington e le distonie.


 


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