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martedì 21 ottobre 2014

La TMS (stimolazione magnetica transcranica) sostituirà la DBS nella cura del Parkinson?

La TMS (stimolazione magnetica transcranica) sostituirà la DBS nella cura del Parkinson?

I ricercatori ipotizzano che prima o poi si passerà definitivamente da una tecnologia invasiva come la DBS (stimolazione cerebrale profonda) a una non invasiva come la TMS, in quanto i risultati della seconda porterebbero gli stessi vantaggi clinici ma senza la necessità di un intervento chirurgico sul cervello.

Per una serie di varie malattie neurologiche e psichiatriche, i siti target utilizzati sia per una tecnica invasiva come la stimolazione cerebrale profonda (DBS) sia per approcci non invasivi, come la stimolazione magnetica transcranica, agiscono sullo stesso network cerebrale.

La scoperta, pubblicata on-line su PNAS, suggerisce la possibilità di traslare il successo della DBS nella malattia di Parkinson (PD) in nuovi e migliori trattamenti non invasivi.

«Se i ricercatori sono sulla strada giusta, ciò potrebbe anche significare la fine della DBS» sostengono gli autori, guidati da Michael D. Fox, professore all’Harvard Medical School, direttore del Laboratorio per l’imaging e la modulazione dei network cerebrali e direttore associato del Programma di Stimolazione cerebrale profonda presso il Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston (USA).

«Nella DBS» ricordano gli autori dello studio «un elettrodo viene impiantato chirurgicamente in profondità nel cervello e utilizzato per fornire impulsi elettrici ad alta frequenza. Si stanno valutando le possibilità d’uso anche per la depressione, la malattia di Alzheimer e gli stati di minima coscienza».

«Alternative non invasive alla DBS» proseguono i ricercatori «comprendono la stimolazione magnetica transcranica (TMS), che utilizza un campo magnetico in rapida evoluzione per indurre correnti, e la stimolazione transcranica a corrente continua (IDC), che prevede l'applicazione di correnti elettriche deboli per modulare il potenziale di membrana neuronale».

I ricercatori hanno teorizzato che la stimolazione invasiva e non invasiva delle differenti regioni del cervello potessero di fatto modificare lo stesso network cerebrale per fornire un beneficio terapeutico. Per esempio, l'indicazione principale per la TMS è la depressione e l'indicazione primaria per la DBS è il Parkinson, ma si sta studiando la DBS come trattamento per la depressione e il TMS è in fase di studio come trattamento per il Parkinson.

Alla fine dello studio, hanno verificato che la correlazione tra i siti di stimolazione cerebrale invasiva e non invasiva è significativamente presente in 10 delle 14 malattie prese in esame: forme di dipendenza, AD, anoressia, depressione, distonia, epilessia, tremore essenziale, alterazioni del cammino, malattia di Huntington, stato di minima coscienza, OCD, dolore, Parkinson e sindrome di Tourette.

«La constatazione che sia la stimolazione cerebrale invasiva che quella non invasiva colpiscono nodi della stessa rete rafforza la crescente convinzione che gli effetti a livello di rete neuronale possano essere importanti tanto quanto gli effetti locali nella comprensione della risposta terapeutica» sostengono Fox e colleghi.

Probabilmente la più importante implicazione pratica di questo studio è che fornisce un metodo verificabile per tradurre il successo della DBS in migliori trattamenti non invasivi. «Sappiamo già che la stimolazione cerebrale funziona davvero bene per i disturbi del movimento» hanno sottolineato Fox e colleghi «così come per il Parkinson, il tremore e la distonia. Vorremmo trovare un modo per rendere non invasive le stimolazioni cerebrali che funzionano bene» e il team di Fox è già al lavoro in tal senso, anche se la ricerca è ancora in una fase molto preliminare.


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