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martedì 22 ottobre 2013

Chi soffre di depressione rischia il Parkinson tre volte di più

Chi soffre di depressione rischia il Parkinson tre volte di più

La depressione, se da un lato pare non faccia aumentare il rischio di cancro, dall’altro pare possa invece far aumentare di oltre tre volte la possibilità di sviluppare la malattia di Parkinson.

Pubblicato sulla versione online di ‘Neurology’, la rivista medica dell’American Academy of Neurology (AAN), un nuovo studio è stato condotto dai ricercatori del Veterans General Hospital di Taipei a Taiwan.

“La depressione è stata collegata da altri studi a malattie come il cancro e l’ictus – spiega il principale autore dello studio, dott. Albert C. Yang – Il nostro studio suggerisce invece che la depressione può anche essere un fattore di rischio indipendente per la malattia di Parkinson”.



Per il loro studio, i ricercatori hanno preso in esame le cartelle cliniche di 4.634 persone con depressione e quelle di 18.544 persone senza depressione, che sono state seguite per oltre 10 anni. L’obiettivo era quello di misurare il rischio di malattia di Parkinson nelle persone colpite da depressione.

Per escludere fattori confondenti, i ricercatori hanno scartato i soggetti a cui era stata diagnosticata la malattia di Parkinson nel giro di due o cinque anni dopo la diagnosi di depressione.

Durante il periodo di follow-up, 66 dei partecipanti (l’1,42%) che soffrivano di depressione hanno ricevuto una diagnosi di Parkinson. La stessa cosa avveniva per 97 (lo 0,52%) degli appartenenti al gruppo di controllo, senza depressione.


L’analisi dei dati ha così permesso di stabilire che le persone sofferenti di depressione avevano 3,24 volte più probabilità di sviluppare la malattia di Parkinson, rispetto a quelli senza depressione.

”Molte domande restano: tra queste, se la depressione è un sintomo precoce della malattia di Parkinson, piuttosto che un fattore di rischio indipendente per la malattia – commenta Yang – Il nostro studio ha anche scoperto che la depressione, l’età avanzata e le difficoltà nel curare la depressione sono tutti importanti fattori di rischio”.
Ecco perché è indispensabile che le persone depresse possano ottenere tutta l’attenzione e le cure di cui hanno bisogno.

“Noi italiani, però, siamo stati fra i primi a capirlo – dice Alfredo Berardelli, docente di Neurologia a La Sapienza di Roma, al secondo congresso congiunto delle due principali società scientifiche italiane che si occupano di malattia di Parkinson (LIMPE e DISMOV-SIN), tenutosi a Roma dal 9 all’11 ottobre 2013 –. Già tre anni fa Paolo Barone, presidente della DISMOV-SIN e professore di neurologia all’Università Federico II di Napoli, aveva dimostrato che un farmaco usato per aumentare il neurotrasmettitore dopamina, di cui i parkinsoniani sono carenti, era più efficace perché aveva anche un effetto antidepressivo”.

“In questa malattia occorre stare attenti - continua Barone - perché alcuni sintomi derivano dai trattamenti: per anni avevamo pensato che la sonnolenza fosse un sintomo della malattia, per poi capire che è indotta dai farmaci. Lo stesso vale per l’ipersessualità o il gambling (il gioco d’azzardo patologico). Cominciamo a pensare che i pazienti hanno questi disturbi a causa di un’alterazione generale che, da una parte scatena il Parkinson, e dall’altra li espone a questi effetti collaterali”. 

“La mia osservazione, ora confermata dallo studio di Taiwan, evidenzia che, non facendo nuove scoperte sui disturbi del movimento, siamo diventati tutti più attenti ai sintomi non motori, mettendo in luce aspetti che, come la depressione, ci erano sfuggiti. Ciò non significa che tutti i depressi svilupperanno malattia di Parkinson, ma che la depressione e altri sintomi precoci, come le alterazioni del sonno o dell’olfatto, testimoniano un’alterazione di tutto il sistema nervoso di cui non c’eravamo resi conto”.
 


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