Parkinson Italia - Confederazione Associazioni Italiane Parkinson e Parkinsonismi (onlus)

 

Articoli scientifici

  • Da un "vecchio" antiepilettico una nuova arma contro i sintomi del Parkinson

    Uno studio condotto in Giappone fornisce evidenze che confermano l’efficacia di zonisamide nella riduzione del tempo “off” nei pazienti con malattia di Parkinson che presentano il fenomeno del “wearing-off” (minor durata dell'effetto della dose) nella terapia con levodopa a lungo termine.
    Da un "vecchio" antiepilettico una nuova arma contro i sintomi del Parkinson
  • Da uno studio italiano, la stimolazione "wireless" per trattare il Parkinson

    Contro il Parkinson e per il trattamento di patologie che richiedono la stimolazione neurale, è stato descritto un meccanismo “wireless” per eseguirla, in maniera non invasiva (senza elettrodi connessi con il paziente) ed eliminando il rischio di tossicità e di allergie, grazie all’utilizzo di nanomateriali.
    Da uno studio italiano, la stimolazione "wireless" per trattare il Parkinson
  • Rallentare il declino nel Parkinson è possibile: basta muoversi!

    Recenti studi sostengono che le persone con malattia di Parkinson che iniziano presto un regolare esercizio fisico hanno un declino molto più lento in termini di qualità della vita di coloro che iniziano l'allenamento in seguito. Uno studio su 3000 pazienti lo dimostra.
    Rallentare il declino nel Parkinson è possibile: basta muoversi!
  • Dalla ricerca italiana nuove speranze per la lotta al Parkinson

    Un nuovo modello di come si sviluppa la malattia di Parkinson potrebbe portare a nuove ipotesi di cura. Lo dice una ricerca svolta in collaborazione tra il Laboratorio di Patologia molecolare dell’Università del Piemonte Orientale, diretto dal professor Ciro Isidoro, e il laboratorio di Farmacologia dell’Università “Magna Grecia” di Catanzaro, diretto dal professor Vincenzo Mollace.
    Dalla ricerca italiana nuove speranze per la lotta al Parkinson
  • Una nuova tecnica (non invasiva) di stimolazione magnetica del cervello

    L'iniezione di nanoparticelle ferromagnetiche permette di attivare specifiche aree cerebrali attraverso l'esposizione a campi magnetici esterni. Per alcune malattie neurologiche come il Parkinson, questa tecnica potrebbe essere, in prospettiva, un'alternativa molto meno invasiva alla terapia con elettrostimolazione cerebrale diretta.
    Una nuova tecnica (non invasiva) di stimolazione magnetica del cervello
  • Come la stimolazione cerebrale profonda riabilita i circuiti neuronali nel Parkinson

    Gli scienziati dell'Università di San Francisco in California (UCSF) hanno scoperto un possibile meccanismo per cui la stimolazione cerebrale profonda (DBS), usata contro i disturbi del movimento, esercita i suoi effetti terapeutici. Per lo studio, durante l'intervento chirurgico per inserire l'impianto di DBS, sei elettrodi di registrazione vengono temporaneamente posti sulla superficie del cervello.
    Come la stimolazione cerebrale profonda riabilita i circuiti neuronali nel Parkinson
  • Nuove analisi del sangue per diagnosticare prima la malattia di Parkinson

    Un nuovo test del sangue può identificare con maggiore precisione i biomarcatori del sangue per la malattia di Parkinson, secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista "Movement disorders". Lo studio è stato condotto da ricercatori del Mount Sinai Health System (New York - USA) e finanziato dalla Michael J. Fox Foundation.
    Nuove analisi del sangue per diagnosticare prima la malattia di Parkinson
  • Un batterio può contenere una delle chiavi per la cura del Parkinson

    "Escherichia coli" porta di solito alla mente intossicazione alimentare e chiusure di spiagge, ma i ricercatori hanno recentemente scoperto una proteina nel batterio E. coli che inibisce l'accumulo di amiloidi potenzialmente tossici - una caratteristica di malattie come il Parkinson.
    Un batterio può contenere una delle chiavi per la cura del Parkinson
  • Uno studio collega il morbo di Parkinson ai batteri intestinali

    Un nuovo studio rileva che le persone con malattia di Parkinson sembrano avere batteri intestinali diversi dalle persone sane. Lo studio ha coinvolto 72 pazienti con malattia di Parkinson e un pari numero di controlli sani ed è stato condotto dall’Università di Helsinki, Institute of Biotechnology, in Finlandia. È stato pubblicato sulla rivista Movement Disorders.
    Uno studio collega il morbo di Parkinson ai batteri intestinali
  • La malattia di Parkinson può iniziare nell'intestino

    I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, presentano la prima prova diretta che il Parkinson può effettivamente migrare dall'intestino al cervello. L'ipotesi di partenza è che la malattia inizi nel tratto digestivo e nel centro dell'olfatto del cervello, teoria supportata dal fatto che i sintomi associati con la digestione e l'olfatto si verificano molto presto.
    La malattia di Parkinson può iniziare nell'intestino

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