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giovedì 14 aprile 2011

XI Congresso Nazionale di Parkinson Italia: conclusi i lavori

XI Congresso Nazionale di Parkinson Italia: conclusi i lavori

Si è concluso, dopo due giorni di lavori intensissimi che hanno visto riunirsi a Grosseto esperti di Parkinson fra i massimi del Paese, l’XI Congresso Nazionale di Parkinson Italia “La forza dell’alleanza tra Scienza e Società”.
La prima osservazione che mi viene spontanea è che se c’è qualcosa che non si può rimproverare a questo congresso è la superficialità.
Infatti, gli argomenti sono stati tutti trattati in modo approfondito con il convergere sullo stesso tema di più di un intervento, il che ha fatto sì che se ne potessero cogliere meglio i diversi aspetti e le relative criticità. In particolare si è parlato molto di DBS, di disturbi del controllo degli impulsi - tema, purtroppo, sempre di attualità – e di riabilitazione.

Coerentemente con quanto promesso dal titolo, ampia attenzione è stata riservata agli aspetti amministrativi e gestionali della nostra Sanità prendendo in esame temi cruciali quali l’utilizzo delle risorse nel SSN e l’integrazione tra ospedale e territorio, con un interessante rassegna di quanto si fa in Toscana, Emilia Romagna e Alto Adige.
Ma, a mio avviso, i momenti più intensi e più ricchi di emozioni, sono stati quelli delle due tavole rotonde in cui ho avuto la grande gioia di vedere – seduti finalmente fianco a fianco – medici e pazienti. La prima Tavola – “Quando il Parkinson colpisce nel mezzo della vita attiva” – ha preso in esame le difficoltà in cui si imbatte un paziente che si ammali con molti anni di anticipo (due decenni e più) rispetto a quella che è indicata come età media dell’insorgenza dei primi sintomi – 60 anni. Difficoltà quotidiane grandi e piccole che vanno dai problemi relativi alle relazioni familiari – figli ancora piccoli o adolescenti, coniuge, genitori anziani – a quelle relative all’attività lavorativa (trattata anche sotto il profilo legale e assistenziale). Senza tralasciare il problema delle scelte terapeutiche più appropriate.

Nella seconda tavola in chiusura del Congresso “Nuovi percorsi riabilitativi e terapie complementari” si è presa in considerazione la riabilitazione sia nella sua forma “classica” sia in quella “complementare” che viene usata per integrare gli approcci tradizionali ma senza volersi sostituire ad essi. Quest’ultima è costituita dall’uso a fini riabilitativi di pratiche che – nate senza alcuna intenzionalità terapeutica (ad esempio il Tango, il Tai-chi, il Nordic walking) si sono dimostrate in seguito dei validi aiuti per chi soffre di Parkinson.
E nell’ambito di un discorso sulla riabilitazione non ho perso l’occasione di prendere la parola e dire la mia su un tema che mi sta molto a cuore: la necessità di una riabilitazione rivolta alla Persona nella sua totalità. Qualunque approccio riabilitativo non è veramente efficace se non riesce a toccare un paziente in profondità e se si limita a ripristinare una funzione – mettiamo il cammino – ma non gli dà anche un buon motivo per servirsene e – in generale – per alzarsi dal letto alla mattina. Perché a che cosa mi serve camminare se non c’è nessun posto dove mi interessi andare?

I lavori si sono chiusi con una dimostrazione di tangoterapia sulle note di un appassionato tango argentino danzato impeccabilmente da Claudio Rabbia – presidente dell’Associazione Parkinson Lago Maggiore nonché parkinsoniano da una decina d’anni – e dalla moglie, compagna, complice e amica Ivana. “Tanguera” provetta e anima bella. Gli applausi, inutile dirlo, sono stati tra i più calorosi dei due giorni del congresso.
Ringrazio, infine, Nadia Barbieri e Roberto Marconi rispettivamente presidente e consulente scientifico di Azione Parkinson Grosseto per la collaborazione generosamente prestata e per essersi prodigati senza risparmio per la realizzazione di questo congresso che mi sembra si possa dire senza tema di sbagliare essere andato oltre le premesse del titolo – “La forza dell’alleanza fra scienza e società”- riuscendo ad inserire tra queste due poderose astrazioni l’irriducibile concretezza del singolo essere umano di fronte alla dura prova di una malattia cronica e degenerativa.

In conclusione un congresso di cui Parkinson Italia può essere fiera e che, a mio avviso, ha toccato il suo punto più alto nel momento in cui un giovane medico ha confessato, senza falsi pudori, la sua emozione per essere seduto accanto a una paziente che aveva, poco prima, raccontato la sua storia. Ti ringrazio, giovane neurologo di cui non ho afferrato il nome, auspicando che i tempi siano maturi per vedere finalmente unificate le due anime che albergano nel cuore di ogni medico: quella ansiosa di scienza e di conoscenza e quella sensibile al richiamo della pena dei propri simili.
E ripensando al congresso dell’anno scorso non riesco a non vedere un filo conduttore che li lega in un modo nuovo di fare medicina. Sì, non ho dubbi, sul non facile rapporto tra scienza e società continua a soffiare – come recitava il titolo del congresso di Riva del Garda – “un vento di speranza”.

Lucilla Bossi
presidente Parkinosn Italia ONLUS


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